La pressione è diventata strategica
Più di 120 enti legati a crypto e blockchain hanno firmato una lettera per chiedere al Senato degli Stati Uniti di procedere con un crypto market structure bill. Il punto non è più solo avere regole più chiare: è impedire che il rinvio diventi la regola implicita del sistema. Per un settore che da anni chiede un quadro federale coerente, l’attesa sta iniziando a produrre lo stesso effetto dell’incertezza normativa: rallenta investimenti, assunzioni e pianificazione industriale.
Il contesto rende la richiesta più urgente. La Camera ha già approvato un framework di mercato nel luglio 2025, ma al Senato il dossier si è impantanato tra divergenze su stablecoin rewards, trattamento della DeFi e nodi procedurali. La lettera dell’industria tenta di evitare che il testo finisca intrappolato in una sequenza infinita di rinvii. A Washington, a volte, il calendario fa più politica del contenuto stesso.
Una coalizione insolita ma compatta
La forza della lettera sta nella sua ampiezza. Secondo quanto emerso, tra i firmatari figurano grandi operatori come Coinbase, Circle, Kraken, Uniswap Labs, Ripple, Chainlink Labs, Chainalysis, OKX, Paradigm e Block. Non è un dettaglio marginale. Quando exchange centralizzati, società infrastrutturali, capitali di rischio e team DeFi convergono sulla stessa richiesta, significa che il rischio regolatorio è percepito come più grave delle differenze di modello di business.
Il dibattito politico resta però delicato. Alcuni senatori vedono il market structure bill come una misura necessaria per proteggere i consumatori e chiarire la supervisione tra SEC e CFTC. Altri temono che la definizione delle categorie normative possa favorire troppo il settore prima di un vero allineamento sui controlli. La coalizione, con la sua iniziativa, prova a spostare il baricentro: non più “cosa concede la legge alle crypto”, ma “quanto costa al Paese restare senza regole definite”.
Perché il ritardo pesa sui mercati
Il rinvio legislativo non è neutrale. Nei mercati crypto, l’assenza di chiarezza tende a premiare gli operatori più grandi, i prodotti più conservativi e le strutture più mobili dal punto di vista giuridico. I progetti più piccoli, invece, devono incorporare il rischio normativo nel design del token, nelle assunzioni e nei tempi di lancio. Questo crea una selezione silenziosa, ma molto reale, che può cambiare la geografia competitiva del settore prima ancora che arrivi una legge.
C’è anche una lettura macro e geopolitica. Mentre altre giurisdizioni avanzano con regole più definite per gli asset digitali, gli Stati Uniti rischiano di trasformare il vantaggio dell’attesa in un costo competitivo. Il vero problema non è soltanto il ritardo del Senato. È la possibilità che il ritardo diventi un modello politico permanente, lasciando l’industria in una zona grigia proprio mentre il resto del mondo si muove.
Cosa significa per gli investitori
Per gli investitori, il messaggio è chiaro: la variabile regolatoria resta decisiva per le valutazioni di asset legati a exchange, emissione di token e crescita della DeFi negli Stati Uniti. Un markup al Senato non risolverebbe tutto, ma ridurrebbe una parte rilevante dello sconto che il mercato applica oggi all’ipotesi di incertezza prolungata. In altre parole, la visibilità normativa può avere effetti sui prezzi molto prima dell’entrata in vigore di una legge.
I prossimi segnali da monitorare sono concreti: il calendario del Senato, la tenuta del compromesso su stablecoin rewards, e la capacità della coalizione industriale di restare unita. Se il processo slitta ancora, il mercato potrebbe continuare a prezzare un lungo periodo di attesa invece di una svolta legislativa.
Focus: La vera posta in gioco non è solo il testo della legge, ma la fine dell’idea che le crypto possano restare indefinitamente senza regole federali chiare.
Monica Ramires, Senior Markets Analyst, The Chain Journal





