Foundry launches Zcash mining pool, notches 29% hashrate in first month

Foundry entra nel centro di Zcash

Un segnale silenzioso, ma molto chiaro

L’ingresso di Foundry nel mining di Zcash non è solo una notizia di mercato. È un campanello d’allarme per chi continua a considerare la decentralizzazione come un dato acquisito. In circa un mese, Foundry ha dichiarato di aver raggiunto circa il 29% dell’hashrate della rete, mentre ViaBTC è scesa da circa il 65% a intorno al 37%. Per una rete costruita su privacy e fiducia crittografica, questa rotazione conta più di quanto sembri: chi produce i blocchi non decide solo le ricompense, ma anche la qualità operativa della catena.

Il punto non è che Zcash sia in difficoltà. Il punto è che i miner più grandi stanno premiando infrastrutture più professionali, più prevedibili e più compatibili con i requisiti istituzionali. Quando il mining diventa industria, la geografia del potere cambia rapidamente. E Zcash, in questo senso, è un ottimo laboratorio per capire quanto decentralizzazione resti davvero quando entrano in gioco operatori strutturati.

I numeri dietro il cambio di leadership

Foundry ha lanciato il proprio Zcash Pool all’inizio di marzo e, al momento della comunicazione, ha indicato di aver già minato 2.344 blocchi. Zcash produce blocchi circa ogni 75 secondi e prevede una ricompensa di blocco pari a 1,25 ZEC; questo significa che anche una finestra temporale relativamente breve può tradursi in una presenza molto visibile sulla rete. Foundry non ha rivelato i nomi dei miner istituzionali coinvolti, ma ha descritto il servizio come pensato per operatori istituzionali e quotati che cercano un modello più conforme e organizzato.

La variabile decisiva non è soltanto la crescita di Foundry, ma la compressione del peso di ViaBTC. Quando un pool perde una quota così ampia in poco tempo, non stiamo osservando soltanto concorrenza: stiamo osservando una riallocazione della fiducia operativa. In pratica, i miner seguono l’infrastruttura che offre migliori strumenti di reporting, pagamenti più affidabili e minori attriti di compliance.

Perché il caso Zcash conta più del singolo token

Per gli investitori, la lezione è strutturale: la concentrazione del mining può cambiare più velocemente della narrativa di prezzo. Zcash viene spesso raccontato come un asset legato alla privacy, alla resistenza alla sorveglianza e al dibattito regolamentare. Tutto vero. Ma la parte più importante resta sotto il cofano: se pochi pool controllano una quota elevata dell’emissione, la neutralità della rete dipende dal comportamento di pochissimi soggetti. Questo non equivale automaticamente a un rischio di attacco, ma aumenta il rischio di coordinamento e di dipendenza operativa.

Il quadro più ampio è lo stesso che vediamo in altre reti proof-of-work: il capitale istituzionale tende a preferire sistemi di mining con reportistica chiara, flussi di pagamento stabili e standard di conformità. È un vantaggio in termini di efficienza, ma non sempre in termini di decentralizzazione. Il mercato, spesso, applaude la professionalizzazione senza prezzarne il costo implicito.

Cosa significa per gli investitori

L’espansione di Foundry nel mining di Zcash indica che gli asset privacy stanno diventando anche asset infrastrutturali. Se i miner istituzionali continueranno a convergere su pochi pool conformi, il mercato potrebbe premiare la stabilità operativa mentre accetta una maggiore concentrazione. È una scelta che sembra innocua finché non arriva uno stress di rete.

Da monitorare nei prossimi giorni: la reazione di ViaBTC, l’evoluzione della distribuzione dell’hashrate ZEC e l’eventuale imitazione del modello Foundry da parte di altri operatori. Se la concentrazione continuerà a salire, il dibattito su Zcash si sposterà dalla privacy alla governance della rete.

Focus: Il vero tema non è il prezzo di Zcash: è se una rete nata per essere privata possa restare credibilmente distribuita mentre il mining diventa sempre più industriale.

Antonio Quinn, Director & Lead Bitcoin Analyst, The Chain Journal

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